Episode Transcript
[00:00:00] Speaker A: La
[00:00:08] Speaker B: sicurezza non si vede, ma costruisce il nostro domani. Benvenuti a Sicuro in Ateneo, la voce
[00:00:14] Speaker A: dell'Università di Genova per la cultura della
[00:00:16] Speaker B: prevenzione, della salute e del lavoro consapevole.
[00:00:20] Speaker A: Buongiorno, benvenuti a Unigie Radio. In Ateneo entriamo ogni giorno in aule, laboratori, biblioteche, uffici. Ci sediamo davanti a un computer, maneggiamo reagenti, montiamo apparecchiature, accompagniamo studenti, organizziamo ricerca.
Ma quante volte ci fermiamo a pensare alla nostra sicurezza?
Oggi parliamo di prevenzione, salute e responsabilità condivisa all'Università degli Studi di Genova.
Chi protegge la salute di chi lavora in Ateneo?
Cosa succede davvero dietro una visita di sorveglianza sanitaria?
E soprattutto, la sicurezza è un obbligo o una cultura?
Ne parliamo con Paolo Durando, il medico competente di Unigè. Benvenuto.
[00:01:05] Speaker B: Grazie Stefano e buongiorno a tutti gli ascoltatori e ai nostri colleghi universitari.
[00:01:11] Speaker A: Grazie a te Paolo. Intanto vorremmo chiederti questo. Quando si sente parare del medico del lavoro si pensa subito a una visita obbligatoria. Ma chi è davvero un medico competente in Ateneo?
[00:01:22] Speaker B: Intanto la figura del medico competente è una figura normata dal decreto legislativo 81-2008 che come tutti noi sappiamo, parlo di noi tecnici dell'ambiente salute e sicurezza sul lavoro, ma che invece è importante divulgare a tutti gli ascoltatori in un modo preciso. Questa figura è una figura che deve avere determinate caratteristiche di tipo professionali, che deve essere aggiornata con un'acquisizione di crediti formativi in materia di salute e sicurezza sul lavoro con cadenza triennale Cosa che permette una certificazione all'interno di un elenco nazionale di queste figure professionisti, le quali poi hanno il compito di monitorare nel tempo la salute dei lavoratori esposti a rischi per la salute normati secondo quello che è la normativa vigente in materia di tutela della salute e di sicurezza sul lavoro. Quindi è una figura importante all'interno del Sistema Gestione, Salute e Sicurezza sul Lavoro. Non è l'unica, come immagino discuteremo bene in questa nostra chiacchierata, perché solo collaborando con tante figure professionali all'interno dell'Ateneo e di ogni altro posto di lavoro dove siano presenti i rischi per la salute normati, si possono davvero ottenere dei risultati buoni in termini di tutela delle persone che lavorano in questi ambienti di lavoro.
[00:02:51] Speaker A: Certo, quindi il medico competente è una figura istituzionale nominata dal rettore che ovviamente deve avere le competenze necessarie e sicuramente Paolo le ha.
Paolo Durando è tra altre cose professore ordinario di medicina del lavoro e ricordami
[00:03:08] Speaker B: direttore del dell'unità operativa di medicina del lavoro tossicologia e igiene industriale dell'azienda ospedaliera metropolitana ospedale San Martino di Genova. Un po' lunga come edizione.
[00:03:21] Speaker A: Per capire anche che abbiamo sicuramente le competenze necessarie anche perché l'azienda Ateneo ha delle caratteristiche un po' diverse da quella che può essere l'azienda privata come la conosciamo.
[00:03:38] Speaker B: Sicuramente.
[00:03:40] Speaker A: Quindi noi, nell'ambiente universitario, oltre ad avere una popolazione sicuramente estesa, ma parliamo di rischi specifici abbastanza complessi, perché parliamo di reagenti, agenti biologici.
Ecco, questi sono i rischi strutturali che sono sempre abbastanza evidenti e classificabili. Quali sono invece, secondo te, i rischi principali silenziosi, nel senso che avvengono senza un'evidenza di questo rischio?
[00:04:10] Speaker B: Allora, intanto hai fatto bene a sottolineare in questo inizio di nostra chiacchierata l'importanza della valutazione dei rischi, perché la medicina del lavoro e l'attività del medico competente nascono, nasce proprio da una collaborazione all'identificazione dei pericoli presenti nei processi produttivi di lavoro e alla valutazione dei rischi che viene fatta dal medico competente ma soprattutto dal Servizio di Prevenzione e Protezione dell'Ateneo, ognuno per le rispettive competenze. Abbiamo negli ultimi decenni assistito ad un mondo del lavoro che cambia, tutti lo sappiamo, noi spesso siamo insieme alle riunioni periodiche dell'Ateneo e a tante altre che contraddistinguono la nostra attività lavorativa in Unige. E ci siamo resi conto anche solo che negli ultimi dieci anni di come sia evoluto il mondo del lavoro e con esso anche i rischi che insistono in questi contesti lavorativi. Sicuramente il lavoro videoterminale, con anche la possibilità del telelavoro, dello smart working, ha determinato proprio in contingenza della pandemia da Covid-19 un cambiamento apocalittico, ma non solo di Unige, ma direi dell'intero mondo del lavoro a livello proprio planetario, come la pandemia ha imposto. Sicuramente il contesto economico in cui oggi versa il nostro paese con alcune ristrettezze in termini di finanziamenti direi che l'ultimo anno accademico a livello di finanziamento di fondo ordinario ci ha fatto comprendere che non sempre è scontato quello che nel passato noi davamo per scontato e sicuramente le ristrettezze determinano anche una rimodulazione del lavoro, una sua maggiore difficoltà, una difficoltà nell'inserimento di nuove figure professionali nel mondo del lavoro che può anche tradursi, io credo che questa poi sostanzialmente sia la prima causa, in un problema in termini di benessere organizzativo. Avere poche persone che possono svolgere lavori complessi e gravosi è una, onestamente, delle cause che poi determinano quello che oggi è noto a tutti e di cui si sente molto parlare rispetto a un tempo. rispetto anche a pochi anni fa, ossia il problema dello stress lavoro correlato. Penso che tu ti riferissi a questo, come tra i principali rischi, come dire sottesi, che sono meno come dire considerati classici rispetto al rischio biologico, al rischio chimico, al rischio cancerogeno, al rischio da radiazioni ionizzanti, al rischio biomeccanico, che sono i classici rischi che fanno parte dei processi produttivi che abbiamo in Unige. Se posso, giustamente tu dicevi che Unige è un ambiente di lavoro complesso, è vero, è vero, ce ne sono anche di più complessi, per carità. però sono variegati i processi produttivi che ci sono in università e non dimentichiamoci che spesso alcuni di questi processi sono innovativi quindi hanno anche una peculiarità nell'identificazione stessa dei pericoli e in quella che poi può essere appunto il la traduzione da pericolo a rischio per la salute. Quindi spesso ci troviamo a ragionare di quello che è un vecchio principio classico della medicina preventiva che è il principio di precauzione dove in attesa della definizione dei rischi per la salute ben consolidati in base alle conoscenze scientifiche a volte dobbiamo adottare delle pratiche preventive sempre a massima tutela della salute dei lavoratori e della sicurezza degli ambienti di lavoro.
[00:08:09] Speaker A: Certo perché parliamo di ambienti anche oltre che di didattica ci occupiamo anche di ricerca e la ricerca come dato di fatto è sperimentale quindi a questo proposito i rischi sono diciamo non preventivabili e quindi giustamente è ricordato quelle che possono essere le procedure per poter ottenere una maggiore efficacia nel campo della prevenzione da questo punto di vista. però appunto ricordavamo che insieme insomma che lo stress così definito genericamente è una causa diciamo così dalla quale si sente sempre più parlare nell'insorgenza diciamo di patologie anche a livello non solamente lavorativo ma anche se vogliamo giovanile perché noi siamo un'ateneo quindi abbiamo sicuramente una popolazione lavorativa di qualche decina di migliaia di studenti e studentesse che sono in età media giovanile e possono ricadere in questo tipo di problematica. Lo stress può diventare quindi effettivamente un rischio professionale. Secondo te come si può per esempio prevenire o fare in modo che ci possono essere un campo di aiuto in questo senso anche organizzato in maniera istituzionale, dall'Ateneo, per tentare di non eliminare ma quantomeno gestire questi casi, almeno i più problematici?
[00:09:32] Speaker B: Beh, innanzitutto partendo dalla consapevolezza che questa è una nuova realtà nel mondo del lavoro e cercando di affinare quelle che sono le tecniche e le metodologie di valutazione del rischio stesso. Noi varie volte in questi anni Ci siamo trovati in riunioni, anche a piccoli gruppi, per gruppi omogenei di lavoratori, a valutare le peculiarità di quelli che potevano essere i fattori incidenti sull'occorrenza dello stress-lavoro correlato. Sicuramente una buona organizzazione del lavoro, con una catena di comando chiara, con dei compiti ben definiti ai lavoratori, con un feedback, con un lavoro di squadra, costituisce un aspetto molto significativo per prevenire lo stress-lavoro correlato. A volte sappiamo però che la realtà impone, in alcuni momenti dell'anno, in alcuni uffici dell'ACNL, in alcuni gruppi di ricerca, dei momenti in cui invece i compiti che possono essere assegnati a un lavoratore cedono le sue reali capacità. Non dimentichiamoci che parliamo di persone, quando parliamo di lavoratori, che possono essere anche caratterizzate nella loro da periodi di fragilità, da periodi di difficoltà nello svolgere le loro mansioni che normalmente invece riescono ad assolvere. Quindi questa interazione dinamica tra la persona, il suo stato di salute e di equilibrio psichico e i compiti che a questa vengono assegnati prevede necessariamente che ci sia un'interazione molto importante tra i dirigenti, i lavoratori, gli studenti che partecipano i dottorandi alle attività di un gruppo di ricerca o nel processo di un corso di formazione, come sono i lavori che prevalentemente noi abbiamo in università. Questo è un aspetto di tipo organizzativo. Va da sé, ed è importante ricordarlo in questa sede, che laddove un lavoratore o un soggetto a questo equiparato dovesse trovarsi in una situazione di difficoltà, come adesso abbiamo ricordato, l'Ateneo ha messo a disposizione di queste persone sia ovviamente il Servizio di Sorveglianza Sanitaria, ricordiamoci che il legislatore ha previsto nell'impianto normativo dell'81-2008 proprio una visita specifica che si chiama visita su richiesta del lavoratore che può essere richiesta in qualsiasi momento da ogni persona che lavora in Unige e che deve essere subito accolta se ovviamente associata a problemi di lavoro da parte del medico competente. In questo modo subito l'Ateneo si mette in campo per supportare la difficoltà anche occasionale del lavoratore e eventualmente può anche accedere figure specialistiche, psicologi, psichiatrici, che sono presenti in convenzione tra il nostro servizio di sorveglianza sanitaria di Unige con l'ospedale policlinico San Martino di Genova.
A volte può anche essere opportuno che non necessariamente il lavoratore ricorra su sua decisione al nostro servizio, ma possa fare riferimento a quelle figure di professionisti esterni che l'Ateneo ha io dico molto opportunamente arruolato al proprio interno quindi le figure degli psicologi in regime di libera professione che collaborano a diverse iniziative in Ateneo e che anche in casi specifici di cui noi ci siamo occupati per tutela della salute di alcuni dipendenti hanno dimostrato di avere un valore importantissimo per tutelare la persona sia dal punto di vista della salute e, in alcuni casi, anche del suo benessere sociale. Perché non dimentichiamoci che il concetto di salute deve sempre riguardare le tre componenti, quindi l'assenza di morbosità, quindi il benessere fisico, ma anche quello psichico e sociale. E quando parliamo di sociale parliamo delle condizioni del lavoro, del reddito, quindi di tutti gli aspetti di cui la nostra disciplina, la medicina del lavoro, sicuramente tiene conto nella valutazione e nel supporto al lavoratore, ma come piace a me dire, alla persona prima di tutto.
[00:13:47] Speaker A: Certo, certo. Quindi diciamo il problema del disagio psicologico come può essere gestito anche attraverso questi strumenti. Però diciamo tornando anche un po' a un discorso che riguarda gli infortuni sul lavoro. Noi sappiamo dalle statistiche che purtroppo in Italia gli infortuni sul lavoro e ahimè purtroppo anche le morti sul lavoro sono sempre un fattore molto molto importante. Dalla tua esperienza in Ateneo è un luogo di lavoro dove ci si infortuna con frequenza?
[00:14:22] Speaker B: Ma devo dire che nonostante un fenomeno a livello nazionale che purtroppo esita anche in situazioni gravi come infortuni che determinano invalidità o addirittura nei casi peggiori, quelli mortali, che la stampa ovviamente poi pubblicizza in modo puntuale ed è esperienza di tutti, anche di persone che si conoscono, che hanno purtroppo dovuto esperire questa triste situazione.
L'Ateneo di Genova credo che non abbia situazioni di particolare criticità. La prevalenza di questi infortuni sono infortunini tinere.
A volte è capitato di avere delle situazioni di infortunio per processi produttivi di Ateneo. viene in mente ricordare quello di un recente, dell'anno precedente, l'anno scorso, quello in un laboratorio della scuola di farmacia che ha evidenziato non tanto una non chiara definizione dei compiti e dei processi produttivi, quanto la complessità di identificare in alcune realtà lavorative di tipo sperimentale quelli che sono davvero i pericoli potenziali che poi possono esitare in situazioni causa di infortunio. In quel caso, grazie a Dio, non c'è stato nessun tipo di problema per la salute dei lavoratori ma questi che noi chiamiamo, in gergo tecnico, delle situazioni di alert ci devono assolutamente spronare a chiedere ai responsabili dei laboratori ai datori di lavoro delegati, che sono i direttori di dipartimento, i dirigenti degli uffici dell'università, di fare massima attenzione proprio ai vari passaggi dei processi produttivi, identificando dei pericoli, anche solo ipotizzati, ma segnalandoli, questi pericoli, agli uffici tecnici competenti, servizio prevenzione e protezione al medico competente, sicuramente Queste informazioni possono poi essere tradotte in una valutazione del rischio che, in modo efficace, dovrà trovare strumenti di prevenzione e di protezione dei lavoratori.
[00:16:31] Speaker A: Anche perché bisogna sottovalutare l'attività produttiva che avviene nell'Ateneo ma anche in tutti i luoghi pubblici o comunque anche nelle scuole dove ahimè anche a livello nazionale l'incidenza di problematiche anche serie ha coinciso spesso con incidenti a volte anche drammatici. Ricordiamo crolli di edifici piuttosto che terrenoti, ma anche laboratori di alcune facoltà di farmacia in Sicilia dove sono stati casi drammatici, insomma quindi l'attenzione deve essere sempre molto molto importante perché benché sia un luogo di studio è un luogo che può anche essere e diventare pericoloso se appunto non vengono adottati quei provvedimenti che sono necessari.
Da questo punto di vista tra l'altro essendo giustamente un luogo aperto a tutte e tutti, essendo un luogo di studio probabilmente, diciamo per chi ha fragilità o patologie croniche o è a disabilità. Come si costruisce, secondo te, una sicurezza che non escluda questi utenti?
[00:17:53] Speaker B: Ti ringrazio per questa domanda che peraltro come gruppo di lavoro e come gruppo di ricerca ci ha visto all'opera a livello nazionale, all'interno anche di gruppi scientifici e professionali della Società Italiana di Medicina del Lavoro. Il tema della disabilità e del lavoro è sicuramente un tema centrale in questo periodo storico.
Le persone diversamente abili oggi hanno il diritto di poter studiare, di poter lavorare e una delle acquisizioni che noi abbiamo ottenuto attraverso diversi progetti di ricerca finanziati sul tema della sclerosi multipla e del lavoro ci ha fatto comprendere in modo assolutamente chiaro sul fatto che l'organizzazione del lavoro e la collaborazione dei colleghi con il dipendente affetto da queste patologie che possono determinare disabilità, sia un fattore essenziale per proteggere non solo la salute del lavoratore, ma per fare in modo che lo stesso lavoratore resti al posto di lavoro. Noi sappiamo che l'abbandono del lavoratore affetto da disabilità se non supportato dal sistema lavoro interno all'azienda è un fenomeno molto importante. Ricadiamo quindi di nuovo in quella che prima ricordavo essere un problema di salute che non è solo la perdita progressiva in certe malattie della capacità funzionale di alcuni organi o apparati ma è anche la possibilità di non avere una buona interazione sociale e il lavoro anche determina interazione sociale o evidentemente un reddito. Se una persona abbandona il posto di lavoro in un'età precoce alla sua malattia di tipo organico si vanno ad aggiungere tutta una problematica di isolamento sociale e di restrizioni economiche che sicuramente attivano un circolo vizioso che noi sul lavoro, anche iniziando io direi dal lavoro, dobbiamo assolutamente avere consapevolezza che questo è un tema significativo e che noi possiamo incidere notevolmente per migliorare la tutela della salute globale di questi lavoratori.
[00:20:10] Speaker A: Ricordiamo che questo tema ovviamente non si riferisce solamente alle università. Ricordo uno dei maggiori successi, diciamo, di titoli sociologici nell'ultimo periodo si intitola le grandi dimissioni proprio perché sta a significare che in Italia si sta svolgendo un fenomeno di questo tipo qua. dove la precarietà e la mancanza di sicurezza determina anche un confronto di un rifiuto da un certo punto di vista del lavoro e anche del fatto che comunque consideriamo la fragilità e la disabilità non sempre come un fenomeno diciamo perenne, ma che può attraversare chiunque di noi.
Possiamo avere difficoltà a deambulare o anche per un determinato periodo di tempo. E le strutture dell'Ateneo, diciamo così, per citare le famose barriere architettoniche, dovrebbero essere adeguate per poter far sì che tutti possano fruire. Non sempre, obiettivamente e oggettivamente è così.
Siamo in strutture spesso antiquate, storiche e abbiamo delle difficoltà. È inutile negare che spesso dobbiamo ricorrere a degli stratagemmi per non penalizzare chi è affetto da disabilità e che giustamente deve frequentare le nostre aule universitarie.
[00:21:42] Speaker B: Si mi fa piacere Stefano in questo contesto ricordare come all'interno del Comitato di Gestione del Rischio di Ateneo sia capitato di parlare e di gestire insieme a tutte le figure presenti in questo organo problemi relativi a singoli lavoratori affetti da disabilità. proprio per fare in modo che queste persone potessero fruire degli ambienti di lavoro, delle loro opportunità professionali a pieno.
Penso che questo sia un passaggio culturale in avanti che è stato fatto in questi ultimi anni, che abbiamo anche vissuto insieme in Ateneo, molto importante. Quando si parla di problemi, prima che si verifichino delle situazioni di infortunio, credo che siamo sulla strada giusta e che è una strada molto difficile come tu giustamente ricordavi di cui abbiamo piena come dire coscienza consapevolezza però penso che negli ultimi anni in Ateneo si sia mossa la ruota che ci porta a sviluppare a tutti i livelli una vera e propria cultura della sicurezza una cultura della prevenzione della salute in ambito occupazionale Ricordiamo
[00:22:53] Speaker A: poi che ci sono anche diversi organismi che tutelano da questo punto di vista. Esiste il Comitato Pari Opportunità, il Comitato Unico di Garanzia. Esistono comunque diverse colleghe, colleghi, docenti, tecnici amministrativi che si occupano anche di queste problematiche che sicuramente aiutano da questo punto di vista.
Ma, diciamo, l'università è fatta soprattutto di studenti e di studentessi.
Quindi, in qualche caso, questi sono equiparati a lavoratrici e lavoratori giustamente per l'attività che svolgono, soprattutto quelli che frequentano laboratori di ricerca o anche altre attività equiparabili.
Secondo te, per la tua esperienza, gli studenti e studentessi sono consapevoli di questo ruolo?
[00:23:42] Speaker B: Sì, è giusto quello che hai sottolineato, parlare cioè di studenti, che quando esposti a rischi per la salute normati dall'attuale legislazione devono essere equiparati ai lavoratori.
in ruolo, vero e proprio. Stiamo parlando in Unige di alcune migliaia di persone che vengono monitorate in termini di salute, pensate a tutti gli studenti dell'area medico-sanitaria, a quelli in architettura, in ingegneria, dove nell'ambito delle attività professionalizzanti, la loro attività anche per svolgere la tesi di laurea, solo per svolgere la tesi di laurea, può prevedere l'esposizione a pericoli per la salute specifici e sempre frequentando, come dico io, i pavimenti dell'Ateneo anche ad aspetti trasversali di sicurezza degli istituti che li ospitano. Quindi una presa di consapevolezza sul fatto che gli studenti debbono essere monitorati con attenzione anche a causa della loro poca esperienza quando si cimentano nelle attività professionalizzanti. e che quindi li espongono a un maggior rischio di infortunio, dati anche che abbiamo pubblicato in letteratura scientifica, ad esempio per quello che si riguarda il rischio biologico, dove abbiamo quasi 3.000 studenti in Unige che sono esposti al rischio. Bene, direi che questo tipo di considerazioni è molto importante e si associa a delle politiche di Ateneo che hanno previsto sempre in modo più puntuale e attento non solo la visita di sorveglianza sanitaria di questi studenti, ma anche, e ci tengo a dirlo, un'attività di informazione, di formazione certificata, anche tramite i corsi FAD che con Regione Liguria siamo riusciti a rendere fruibili via online. ovviamente cercando quindi di fare in modo che la formazione sia espletata prima dell'esposizione al rischio professionale durante la frequenza nei laboratori, nelle corsie dell'ospedale eccetera eccetera e quindi oggi noi abbiamo diverse decine di migliaia di studenti negli ultimi anni che sono stati specificamente sui temi della salute e della sicurezza e sono stati addestrati nei loro laboratori di afferenza anche al corretto utilizzo dei dispositivi di protezione individuale. Non dimentichiamoci mai che la semplice disponibilità del dispositivo di protezione individuale, se non è accompagnata da un corretto utilizzo, non va a tradursi in efficacia massima dello stesso dispositivo. Quindi queste cose, secondo me, negli ultimi anni, anche grazie a una riorganizzazione del sistema gestione salute e sicurezza sul lavoro a cui abbiamo assistito, oggi è un patrimonio della nostra università che può e deve essere ulteriormente implementato, ma che sicuramente ha visto fare passi in avanti piuttosto significativi, a mio avviso.
[00:26:47] Speaker A: Ricordiamo anche che Paolo gestisce la formazione di chi fa specializzazione medica che quindi mi sembra un contesto assolutamente importante sia in termini di qualità ma anche semplicemente di numeri perché parliamo di diverse centinaia
[00:27:04] Speaker B: di... Sì, abbiamo 1.200 medici in formazione specialistica in Unige che frequentano le varie strutture del servizio sanitario internazionale e poi ci sono anche altre scuole di specializzazione di area non medica dove esistono ragazzi che frequentano i laboratori dell'università. Quindi sicuramente è una formazione questa che è anche ad elevata complessità in termini di esposizione ai rischi lavorativi, sostanzialmente equiparabile a quella del personale cosiddetto strutturato.
[00:27:33] Speaker A: Assolutamente.
Ecco, per parlare di cultura della sicurezza, secondo te c'è differenza tra, per esempio, rispettare formalmente una norma oppure avere una cultura della sicurezza? Cioè, secondo te, realisticamente, esiste una vera cultura della sicurezza in ambito universitario rispetto a formare delle regole o culture della prevenzione?
[00:27:55] Speaker B: Sì, questo è un punto secondo me nodale del nostro dialogo di oggi e della reale attuazione di politiche di salute e di sicurezza.
Non ci può essere una politica vincente in questo settore se non vi è una vera consapevolezza, una vera partecipazione di tutti gli attori a costruire un sistema che noi vogliamo essere pienamente efficace ed efficiente. in altre parole non basta avere una normativa o un regolamento pur fatto in modo ottimale affinché questo poi si traduca in comportamenti dei lavoratori e delle persone quindi affinché la teoria si traduca in pratica è necessario a volte anche coinvolgere le persone nelle strategie, nelle politiche di tutela della salute e della sicurezza affinché il comportamento di queste persone nel luogo di lavoro sia un qualcosa che viene vissuto come una cosa utile, non solo come il mero adempimento di un dovere normativo. Questo è un percorso difficile che prevede tempo, che prevede, come dicevi giustamente, tu hai usato la parola proprio cultura. Per avere una cultura in un sistema organizzato di lavoro bisogna che ci sia un grande commitment a livello aziendale, cioè il capo dell'azienda e tutti i dirigenti e tutti i responsabili per la salute e la sicurezza dei lavori, tutti i tecnici incaricati dal datore di lavoro devono insieme lavorare tutti i mesi a politiche di salute e di sicurezza coinvolgendo i vari uffici, i vari laboratori, le varie strutture in un sistema che non prevede solo la gestione di problematiche occasionali ma un vero e proprio lavoro continuo di implementazione e miglioramento graduale ma continuo. Questo credo che sia stato fatto negli ultimi anni anche se facendolo ci siamo resi conto di quante ulteriori criticità ci sono da gestire è da risolvere e questo un po' ogni tanto ci preoccupa, però credo che sia la strada giusta che è stata intrapresa e che prevederà anche, spero, l'implementazione di risorse in questo settore che secondo me è strategico. Non dimentichiamoci che l'università crea le generazioni di dirigenti futuri della nostra società.
[00:30:28] Speaker A: Quindi diciamo in sintesi comunque l'informazione e la comunicazione sono due assi fondamentali senza i quali anche le regole più coercitive e insomma importanti del mondo non possono essere l'unica fattore che determina un percorso di sicurezza all'interno dell'Ateneo.
anche qui cerchiamo, nel nostro picco, di fare il possibile per poter veicolare questo tipo di messaggio.
Ma parliamo un attimo di sorvedianza sanitaria a tu curo, diciamo.
Che cosa consiste, per esempio, una visita del medico competente?
Per esempio, quante visite gestite in un mese, in un anno in Ateneo?
[00:31:14] Speaker B: Certo, certo. Allora, voi sapete che le visite che vengono espletate dal medico competente si rifanno a quello che è il protocollo sanitario redatto in funzione dell'esposizione ai rischi specifici dei vari lavoratori.
In Università noi svolgiamo circa 1.500 visite mediche tra preventive periodiche e altre tipologie, quindi su richiesta, dopo lunga assenza del lavoratore per motivi di salute, nell'ambito di un anno.
Se andiamo sull'aspetto relativo anche all'attività di tipo assistenziale ospedaliero, dove comunque sappiamo che il personale universitario è convenzionato e poi abbiamo tutti quegli studenti di area medica e sanitaria di cui parlavamo prima stiamo parlando di altre 3.000 visite all'anno quindi 4.500-5.000 visite all'anno di persone che sono universitarie in regime o meno di convenzione con il servizio sanitario. nazionale.
Il che prevede ovviamente un'attività di routine che si svolge in ambito settimanale che però non è esclusiva come attività in ambito ambulatoriale ma si combina anche alle visite degli ambienti di lavoro per andare a rendere reali quelle che sono le valutazioni dei rischi che sono incluse nel documento di valutazione dei rischi aziendali. Sappiamo che questo lavoro è un lavoro molto pesante per il quale appunto chiediamo in continuo l'aumento di risorse soprattutto nel settore ospedaliero in un momento evidentemente di grande criticità del nostro Servizio Sanitario Nazionale. Però devo dire che avendo uno staff ormai nella nostra struttura che soprattutto grazie alla lungimiranza dell'università.
Ha ruolato nel tempo dei giovani professionisti che nel tempo poi non sono neanche più tanto giovani e si sono, come dire, formati sul campo con le specificità della nostra realtà.
Io credo che, e lo sento anche da quello che noi tutti i giorni discutiamo in ambulatorio con i lavoratori che vengono a essere valutati, che laddove ci fossero dei problemi di salute oggi noi abbiamo il polso della situazione per poter identificare subito il motivo e per eventualmente andare ad aggredirlo in modo che questo poi non si traduca davvero in un danno per queste persone. Questo lo abbiamo visto direi in modo assolutamente plastico durante la pandemia da Covid dove l'Università di Genova addirittura ha avuto un ruolo a mio avviso anche di guida a livello regionale ad esempio quando si è deciso di sospendere le lezioni a livello di Ateneo determinando poi anche contemporaneamente, più o meno contemporaneamente, anche le decisioni a livello regionale sulla sospensione dell'attività in presenza scolastica eccetera eccetera. Penso che l'università su questo abbia molto da dire perché le competenze all'interno del nostro Ateneo non mancano e come sempre l'Università è un asset importante di una società civile ed una guida da un punto di vista delle conoscenze scientifiche per le politiche da attuare a livello del territorio.
[00:34:36] Speaker A: Certo, certo. A questo proposito, se puoi, quali sono i progetti di ricerca in questo campo che, attraverso il tuo staff o gruppo di lavoro, hai portato avanti, magari in collaborazione con altri enti o Ministero?
Perché è interessante.
[00:34:54] Speaker B: Ci sono molti progetti di ricerca o estemporanei sulla base di alcune necessità specifiche che noi identifichiamo durante la normale attività di lavoro nei nostri ambulatori. alcuni altri invece più strutturati che sono anche finanziati da enti importanti per il nostro settore come l'INAIL, ad esempio, o il Ministero della Salute.
La Scuola di Genova di Medicina del Lavoro si caratterizza prevalentemente per gli aspetti di valutazione e prevenzione del rischio biologico in ambito occupazionale, avendo, come dicevamo prima, anche una grossa fetta della popolazione in sorveglianza sanitaria che è esposta a rischi in ambito ospedaliera, sostanzialmente, ma non solo.
Ci occupiamo di aspetti relativi alla disabilità e al lavoro con diversi progetti anche in cofinanziamento con l'Associazione Italiana Sclerosi Multipla, con il Dipartimento di Neurologia, con l'ospedale San Martino, proprio per studiare i determinanti di salute dei pazienti affetti da sclerosi multipla e per sviluppare politiche di loro tutela e protezione che prevedono ad esempio i cosiddetti accomodamenti ragionevoli, ossia quelle politiche mirate al singolo individuo che consentono allo stesso di esploitare al meglio la propria attività. e capacità lavorativa nell'ambito del specifico ambiente di lavoro nel quale questa persona si trova a operare. Abbiamo studiato molto anche il fenomeno del sonno e del lavoro che è un aspetto che tu penserai bene a essere cruciale per molti lavoratori che ad esempio anche in ospedale svolgono il lavoro a turni notturni con impatti sulla salute che sono abbastanza noti sul sistema cardiocircolatorio anche in ambito tumorale, con progetti di ricerca in questo senso sviluppati e che hanno portato a risultati significativi e quindi diciamo che, come vedi, i rischi su cui noi operiamo, lo stress-lavoro correlato, e un altro abbiamo in corso un progetto proprio, progetto PESTO come acronimo, che proprio ha il compito di andare a capire quali sono i determinanti dello stress lavoro correlato in ambito lavorativo, ma anche quali sono i migliori interventi che possono essere utilmente implementati per gestire e a volte prevenire auspicabilmente questo tipo di fenomeno che è sempre più presente nel nostro lavoro. Ci sono anche in ambito soprattutto assistenziale il problema molto recente, il problema della violenza, dell'aggressione sul posto di lavoro. che riguarda non solo l'aggressione del paziente all'operatore sanitario, ad esempio, ma anche a volte una certa litigiosità tra i lavoratori stessi o tra i parenti del paziente, i lavoratori. Sono tutte dinamiche diverse che meritano un approfondimento specifico per poter sviluppare ovviamente delle strategie mirate e diverse a seconda dei casi.
[00:37:58] Speaker A: Assolutamente, quindi comunque diciamo che la vostra attività non è semplicemente dedicata alla sorveglianza sanitaria du Cours, ma è anche, come dire, esposta a un livello di ricerca un po' ampio, forse anche ampliabile visto la quantità di associazioni che lavorano in questo senso e che hanno comunque dei rapporti di convenzione con UNIGE come penso all'associazione italiana ricerca sul cancro, la Lilt o altre associazioni che in materia di prevenzione sicuramente possono contribuire.
[00:38:38] Speaker B: Stefano, sicuramente hai toccato un tema cruciale che peraltro è stato anche toccato recentemente proprio dal legislatore nel nostro paese in cui si è sempre data una maggiore importanza ai temi dell'oncoprevenzione e degli screening per le patologie tumorali prevenibili in cui il ruolo del medico competente è stato proprio recentemente meglio identificato e normato come un facilitatore importante per lo sviluppo di queste attività a supporto di obiettivi che non sono solo di tutela della salute occupazionale ma direi più ampiamente di sanità pubblica vera e propria.
[00:39:12] Speaker A: Certo, certo. Quindi diciamo che tutte queste attività fanno un po' il daviatico anche alle ultime domande che volevo farti su un po' sul futuro della sicurezza in Ateneo ma anche in generale diciamo su quali sono i temi sui quali concentrarsi sapendo che ahimè purtroppo noi comunque dobbiamo fare i conti con risorse diciamo statali tra virgolette sempre meno importanti e quindi dobbiamo anche diciamo arrangiarci diciamo così con quello che
[00:39:42] Speaker B: abbiamo Sì, sicuramente il contesto generale non è un contesto semplice. Sicuramente le normative e gli adempimenti che vengono richiesti nel mondo del lavoro ai datori di lavoro sono sempre di alzare l'asticella, sia sulle attività da fare sia sulla qualità delle stesse.
A questo punto quindi non ci resta che organizzarci al meglio, ricordarci che nessuno vince da solo, ma in un contesto lavorativo complesso come in primis direi a Unige, ricordarci che se riusciamo a fare squadra e se condividiamo un percorso forse possiamo almeno in parte risolvere i problemi e le criticità legate alle carenze di risorse che abbiamo a disposizione. Io credo che la collaborazione e davvero la buona attività di un sistema complesso di gestione, salute e sicurezza sul lavoro non possa prescindere da un lavorare in team più che in passato ancora, cosa che peraltro negli ultimi anni mi sembra che si sia maggiormente verificato proprio nel nostro ateneo, ma che sicuramente dobbiamo ancora ulteriormente implementare ascoltando tutte le componenti del sistema gestione di salute e sicurezza sul lavoro.
Soprattutto dobbiamo ascoltare le esigenze dei lavoratori, non solo quelle che vengono fuori dalle indicazioni ministeriali, perché poi contestualizzare le politiche di salute e sicurezza sul lavoro non può prescindere dall'ascolto dei lavoratori che sono presenti tutti i giorni nell'ambiente di lavoro e che conoscono quelle che sono le criticità, dicevamo lo stress lavoro correlato, ma anche quelle logistico-organizzative.
[00:41:25] Speaker A: quindi diciamo in conclusione se tu potessi lanciare una sorta di messaggio nella bottiglia al rettore tra l'altro anche in fase di conclusione di mandato, per così dire, ma anche agli stessi studenti o lavoratori, perché ricordiamo che la sicurezza è anche responsabilità individuale, non è solamente un'occasione che viene data a tutti quanti di formazione.
Quale sarebbe?
[00:41:51] Speaker B: Sicuramente hai detto bene il fatto che parliamo di diritti ma anche di doveri.
[00:41:58] Speaker A: Esatto.
[00:41:59] Speaker B: cioè dobbiamo renderci conto che ogni persona che è all'interno dell'ambiente di lavoro, di studio dell'Ateneo ha un ruolo e può giocarlo, anzi la normativa prevede che debba giocarlo in termini proprio di obbligo.
Allora direi che per ogni figura che è presente all'interno dell'Ateneo ci vuole un grande senso di responsabilità nel rendersi conto che Il mantenimento delle condizioni di salute e di sicurezza del contesto lavorativo in cui operiamo deve da ora in avanti costituire la condizione sine qua non, noi non possiamo fare altro. Cioè bisogna che sia dal livello dirigenziale che dal livello però anche dei lavoratori e degli studenti ci sia la pretesa e il dovere di imporre che la sicurezza e la salute sono condizioni imprescindibili per qualsiasi tipo di attività che noi svolgiamo e sviluppiamo in università. Da questo punto di vista il mondo anglosassone ha una mentalità, se vogliamo, un po' più avanzata rispetto alla nostra, dove invece tendiamo poi ad avere una capacità di veloce e rapida risposta al problema. Ecco, noi dobbiamo invece cercare di identificare i pericoli e far sì che questi pericoli non si trasformino mai in problemi di sicurezza e mai in problemi di salute. Quindi il mio appello è quello alla responsabilità da parte di tutti, alla informazione e alla formazione sui rischi specifici e anche a una volontà di collaborare ancora di più di quello che fino ad oggi è stato fatto.
[00:43:37] Speaker A: Grazie. Abbiamo cercato di condividere come in Atenea, all'Università degli Studi di Genova, la prevenzione non è semplicemente un obbligo normativo, ma anche una scelta culturale, un impegno per ciascuno e ciascuno di noi. Ringraziamo davvero di nuovo il medico competente il professor Paolo Durando per averci aiutato a capire che la salute sul lavoro non è qualcosa che riguarda qualcun altro ma riguarda ciascuno di noi.
Se questo episodio vi è stato utile condividetelo con colleghi e studenti perché la sicurezza comincia dalla consapevolezza.
[00:44:25] Speaker B: Avete ascoltato Sicuro in Ateneo, un progetto di Unigia Radio.
[00:44:28] Speaker A: L'idea e la voce sono di Stefano Boero, perché la sicurezza è una responsabilità condivisa ed è il lavoro più importante che abbiamo.
Al prossimo episodio!