Episode Transcript
[00:00:00] Speaker A: La sicurezza non si vede, ma costruisce il nostro domani. Benvenuti a Sicurinateneo, la voce dell'Università di Genova per la cultura della prevenzione, della
[00:00:17] Speaker B: salute e del lavoro consapevole.
[00:00:20] Speaker A: Immaginiamo di dover mettere a norma antincendio un ex convento del Rinascimento.
[00:00:27] Speaker B: Un incubo.
[00:00:28] Speaker A: Esatto, un incubo architettonico. Le pareti sono affrescate, la facciata è intoccabile per i severissimi vincoli della sovrintendenza delle belle arti e gli spazi sono, beh, labirintici.
[00:00:41] Speaker B: Certo.
[00:00:42] Speaker A: Ma aggiungiamo un dettaglio. All'interno di questo edificio storico oggi, gruppi di ricercatori ventenni maneggiano regolarmente acidi corrosivi, agenti patogeni e laser ad alta potenza.
[00:00:54] Speaker B: Sembra quasi l'inizio di una barzelletta sul reale, vero?
[00:00:57] Speaker A: Esatto. Ma purtroppo è la complessa e quotidianissima realtà della sicurezza nelle università italiane. E io sono davvero curiosa di smontare questo meccanismo oggi.
[00:01:07] Speaker B: È un incrocio frontale, direi.
Cioè, da una parte la conservazione del patrimonio storico e dall'altra l'avanguarda della ricerca scientifica.
[00:01:15] Speaker A: E per districarci in questo scenario oggi abbiamo un'esplorazione decisamente densa da affrontare. Abbiamo sotto mano un po' di materiali molto interessanti.
[00:01:25] Speaker B: Sì, parliamo del manuale intitolato All'università sicuri, che è un testo curato da Chiocchini, Mari e Salerno, edito da Edizioni Conoscenza.
[00:01:33] Speaker A: che riflette anche una lunga storia di impegno sindacale nel settore, essendo legato a FLCCGL, Cisle e Will.
[00:01:41] Speaker B: Esatto. E poi uniamo a questo un quaderno informativo dell'Ufficio Speciale Prevenzione e Protezione della Sapienza di Roma.
[00:01:48] Speaker A: E ovviamente l'impalcatura mastodontica del testo unico sulla sicurezza.
[00:01:52] Speaker B: Il famoso decreto legislativo 81 del 2008, con tutti i suoi aggiornamenti previsti fino al 2026.
[00:01:58] Speaker A: Ora, una premessa per chi ci ascolta. Il nostro scopo non è trasformare questa chiacchierata in una noiosa lezione di giurisprudenza.
[00:02:06] Speaker B: Assolutamente no, ci mancherebbe.
[00:02:08] Speaker A: Né tantomeno prendere posizioni di natura politica o sindacale sui testi che citiamo. Li guarderemo in modo oggettivo. Vogliamo solo smontare e osservare da vicino gli ingranaggi di questo sistema.
[00:02:20] Speaker B: Anche perché sai, la sicurezza, specialmente in un ambiente eclettico come un Ateneo, viene spesso liquidata.
Si pensa sia solo una noiosa questione di cartelli appesi ai muri o di estintori da revisionare.
[00:02:34] Speaker A: E invece è una rete di responsabilità umane incredibilmente stratificata.
Però, prima di infilarci il camice ed entrare nei laboratori, io credo dobbiamo fare un passo indietro.
[00:02:45] Speaker B: Per capire il contesto storico.
[00:02:47] Speaker A: Proprio così, come siamo passati da un'idea di lavoratore passivo, un soggetto da proteggere, a un vero e proprio ingranaggio attivo del sistema.
[00:02:56] Speaker B: Diciamo che il passaggio chiave risiede proprio nell'evoluzione di come percepiamo il rischio.
Negli anni 70, con lo statuto dei lavoratori, c'era un grande entusiasmo.
[00:03:07] Speaker A: L'articolo 9, giusto?
[00:03:08] Speaker B: Giustissimo.
[00:03:09] Speaker A: Garantiva ai lavoratori il diritto di controllare l'applicazione delle norme antinfortunistiche.
Cioè, sembrava una rivoluzione democratica pazzesca.
[00:03:18] Speaker B: Ma poi nella pratica?
[00:03:19] Speaker A: Nella pratica, nei decenni successivi, ha generato un modello quasi esclusivamente basato sul conflitto.
La tutela della salute era delegata totalmente agli ispettori esterni, agli organi di vigilanza.
[00:03:31] Speaker B: Quindi il lavoratore stava fermo ad aspettare?
[00:03:32] Speaker A: Esatto, il lavoratore, e di riflesso anche il sindacato, si trovava in una posizione di attesa. Aspettava che l'ispettore arrivasse da fuori per sanzionare il datore di lavoro.
[00:03:42] Speaker B: Ecco, su questo mi viene in mente un'analogia perfetta per descrivere questa mentalità. Vediamo se sei d'accordo.
[00:03:47] Speaker A: Sono pronto, dimmi.
[00:03:48] Speaker B: È come la sicurezza stradale gestita solo tramite l'autovelox della polizia. Se vivi la sicurezza sul lavoro in questo modo, diventa qualcosa di imposto dall'alto, una seccatura burocratica.
[00:03:59] Speaker A: Esatto, da temere o da delegare. Cioè, rallenti l'auto a 150 all'ora sotto la pioggia solo perché sai che dietro la curva c'è la telecamera.
[00:04:11] Speaker B: Non perché hai interiorizzato il rischio fisico reale di finire fuori strada.
È una metafora che centra il problema psicologico di quel periodo. Mancava proprio la consapevolezza interna.
[00:04:21] Speaker A: E quando si rompe questo schema?
[00:04:23] Speaker B: Inizia progressivamente nel 1994 con il famoso decreto 626, ma si strutture in modo definitivo proprio con il testo unico del 2008.
L'intero paradigma viene capovolto.
[00:04:36] Speaker A: Introducendo la partecipazione equilibrata, come la chiamano i testi.
[00:04:40] Speaker B: Esatto.
Non si tratta più di minacciare il vertice aziendale con delle multe. Bisogna creare un sistema in cui la responsabilità è distribuita.
[00:04:48] Speaker A: Quindi il lavoratore non è più solo una vittima in attesa di salvataggio?
[00:04:52] Speaker B: Assolutamente no. Se ignora le procedure, se non indossa i dispositivi di protezione, insomma, viene sanzionato a sua volta. È un dovere condiviso.
[00:05:01] Speaker A: Ok, analizziamo bene questo punto.
Perché dire a tutti «ora siete responsabili» rischia di creare un caos enorme, se non ci sono regole di ingaggio precise.
Come si traduce in pratica?
[00:05:13] Speaker B: Beh, il legislatore ha costruito questa partecipazione su meccanismi specifici.
Il primo è imporre un rigore scientifico totale nella valutazione dei rischi. Il secondo, e questo è un capovolgimento filosofico importante, è che la protezione collettiva ha sempre la precedenza.
[00:05:30] Speaker A: Cioè la protezione collettiva viene prima di quella individuale.
[00:05:33] Speaker B: Sempre. Dal punto di vista legale, non basta fornire una mascherina filtrante a un ricercatore che lavora con solventi tossici.
[00:05:41] Speaker A: Non basta la mascherina, ok.
[00:05:43] Speaker B: No, il datore di lavoro deve prima dimostrare di aver provato a installare una cappa di aspirazione generale che elimini il vapore alla fonte.
Solo se la soluzione collettiva è tecnicamente impossibile, allora si passa al dispositivo individuale.
[00:05:57] Speaker A: Costringe chi organizza il lavoro a pensare all'ambiente intero, non solo al singolo.
[00:06:02] Speaker B: Esatto, e questo cambia tutto.
[00:06:05] Speaker A: Però immagino che implementare questa utopia collaborativa, in strutture enormi, specialmente nel pubblico impiego, sia stato un bagno di sangue burocratico.
[00:06:15] Speaker B: Puoi dirlo forte. Le resistenze sono state enormi, sia organizzative che finanziarie.
[00:06:20] Speaker A: Perché trasformare un obbligo di legge in pratica quotidiana costa?
[00:06:24] Speaker B: Certo, servono fondi per la formazione, tempo per l'aggiornamento e un cambio di mentalità vertiginoso. I testi che stiamo analizzando sottolineano chiaramente come l'azione delle piattaforme sindacali e delle istituzioni sia stata determinante.
[00:06:38] Speaker A: Per forzare la mano, diciamo.
[00:06:39] Speaker B: Per Forza Navalano sì.
Senza una pressione costante per tradurre queste norme in modelli organizzativi veri e propri, i principi del testo unico rischiavano di rimanere delle bellissime dichiarazioni d'intenti.
[00:06:50] Speaker A: Parole al vento sulla gazzetta ufficiale.
[00:06:53] Speaker B: Praticamente sì.
[00:06:54] Speaker A: E questo ci porta dritti al cuore del problema. Abbiamo un sistema normativo, moderno, bellissimo, esige partecipazione attiva, valutazione scientifica, soluzioni strutturali. Un pacchetto perfetto.
[00:07:06] Speaker B: Sulla carta, sì.
[00:07:07] Speaker A: Sulla carta. Ora prendiamo questa struttura teorica cristallina e proviamo a infilarla nell'università italiana che, per sua stessa natura, è il caos creativo fatto istituzione.
[00:07:18] Speaker B: Ed è qui che l'impatto tra la norma e l'ecosistema universitario genera un paradosso normativo che rasenta l'incredibile.
[00:07:24] Speaker A: Cioè?
[00:07:24] Speaker B: L'articolo 3 del Decreto 81 stabilisce una cosa molto sensata. Dice che settori con particolari esigenze strutturali necessitano di decreti specifici.
[00:07:35] Speaker A: Come le forze armate o le carceri.
[00:07:37] Speaker B: Esatto, e le università. Il legislatore insomma riconosce che non si può prendere il manuale di un'acciaieria e applicarlo con il copia e incolla on campus.
[00:07:46] Speaker A: Un ragionamento ineccepibile.
Servono regole su misura.
Quindi, andando a cercare questi famosi decreti attuativi specifici per l'università, cosa troviamo?
[00:07:55] Speaker B: Troviamo un voto normativo lungo quasi tre decenni.
[00:07:58] Speaker A: Aspetta, aspetta, vuoi dire che non ci sono?
[00:08:01] Speaker B: Nei fatti l'ordinamento è rimasto ancorato al vecchio decreto ministeriale 363 del 1998.
[00:08:08] Speaker A: Del 98?
[00:08:09] Speaker B: Del 1998.
Da allora il sistema è andato avanti a colpi di proroghe, navigando a vista in un limbo legislativo infinito in eterna attesa di un nuovo decreto interministeriale.
[00:08:20] Speaker A: È di qui che la cosa si fa veramente interessante, ma anche un po' assurda. Cioè, mi stai dicendo che mentre nei laboratori universitari si studiano reti neurali avanzate, editing genetico, materiali quantistici, l'impalcatura per la sicurezza risale a un'epoca in cui i cellulari avevano l'antennina estraibile?
[00:08:39] Speaker B: È un'immagine divertente, ma tragicamente vera.
E questo ritardo legislativo aggrava un problema strutturale cronico del nostro Paese.
[00:08:47] Speaker A: Quello degli edifici storici che citavamo all'inizio.
[00:08:50] Speaker B: Esattamente. Il patrimonio edilizio universitario italiano è in gran parte storico e vincolato.
Installare scalanti incendio esterne o modificare le compartimentazioni dei muri in un palazzo del 600 è un'impresa titanica.
[00:09:04] Speaker A: Spesso vietata in partenza dalle belle arti, mi immagino.
[00:09:07] Speaker B: quasi sempre.
Il risultato diretto di questo scontro è che un numero allarmante di questi edifici opera in deroga, sprovvisto del CPI. Una sorta di limbo legale, consentito dalle prorghe.
[00:09:18] Speaker A: Ma questo scenario sembra una bomba orologeria.
Edifici antichi, leggi degli anni 90, scarsi fondi. E al centro di tutto c'è il fattore che mi affascina di più. La mutuevolezza dell'università.
[00:09:32] Speaker B: La mutuevolezza della ricerca, certo.
[00:09:34] Speaker A: Cioè, un'industria chimica produce lo stesso solvente per dieci anni. Fai la valutazione dei rischi una volta e sei a posto. Ma in un ateneo.
[00:09:42] Speaker B: In un ateneo cambia tutto di continuo.
[00:09:45] Speaker A: La ricerca cambia direzione in base ai fondi che vinci. Oggi fai misurazioni ottiche e tra sei mesi lo stesso spazio è riadattato per manipolare composti chimici volatili.
[00:09:55] Speaker B: Una sfida organizzativa pazzesca.
[00:09:58] Speaker A: ma come si evita che sfugga di mano? Voglio dire, non puoi pretendere che compilino un modulo statico a inizio anno e via?
[00:10:05] Speaker B: Questo solleva una domanda importante.
La risposta, la chiave di volta, è il DVR, il documento di valutazione dei rischi.
[00:10:13] Speaker A: che non deve essere solo un pezzo di carta.
[00:10:15] Speaker B: Esatto. Non è un faldone polveroso per gli ispettori. La legge lo immagina come uno strumento dinamico.
Se cambi protocollo o introduci un macchinario nuovo, la valutazione non aspetta l'anno dopo.
[00:10:27] Speaker A: Si aggiorna subito.
[00:10:28] Speaker B: Scatta un aggiornamento immediato dell'analisi del rischio e, a cascata, una nuova formazione obbligatoria per chi lavora lì.
[00:10:35] Speaker A: Il sistema quindi non frena la ricerca, ma esige un tracciamento in tempo reale.
[00:10:40] Speaker B: Perfetto. E qui entra in gioco la missione più alta dell'università, che i testi lodano apertamente.
[00:10:46] Speaker A: Ovvero?
[00:10:46] Speaker B: Integrare questa cultura della sicurezza nei programmi di studio. Se abitui uno studente di chimica a ricalcolare il rischio a ogni esperimento, immetti nel mondo del lavoro un professionista che non vedrà mai la sicurezza come l'autovelox.
[00:10:59] Speaker A: Ma come un parametro fondamentale del mestiere?
È un'ottima prospettiva, però abbiamo delineato un contesto bello esplosivo.
[00:11:08] Speaker B: Molto esplosivo.
[00:11:09] Speaker A: Edifici vecchi, leggi vetuste, laboratori che mutano ogni mese. La domanda pragmatica che chiunque si porrebbe è un po' macabra ma essenziale. Quando l'imprevisto accade?
[00:11:21] Speaker B: Sperando non accada mai.
[00:11:22] Speaker A: Certo, ma se crolla un tetto o esplode un baker in laboratorio? Su chi ricade la responsabilità penale in questa catena di comando infinita?
[00:11:32] Speaker B: Allora, l'architettura delle responsabilità del testo unico è impietosa.
Al vertice assoluto della piramide la figura del datore di lavoro.
Nell'università coincide con il rettore.
[00:11:42] Speaker A: Aspetta, perché proprio il rettore e non, che so, il direttore del singolo dipartimento dove avviene l'incidente?
[00:11:50] Speaker B: perché la legge lega la responsabilità penale generale al podere di spesa.
Se il laboratorio ha bisogno di un sistema di ventilazione da 200.000 euro per estrarre fumi, il direttore di dipartimento può richiederlo. Ma chi ha la capacità di bilancio per approvarlo?
[00:12:06] Speaker A: Il rettore.
[00:12:07] Speaker B: Esatto.
L'omissione strutturale ricade su di lui.
Poi sotto questa figura operano i tecnici, come l'RSPP, il responsabile del servizio di prevenzione e protezione.
[00:12:18] Speaker A: Che ruolo ha esattamente l'RSPP?
[00:12:21] Speaker B: Fa consulenza tecnica e organizza la prevenzione, ma, attenzione, non ha responsabilità penali dirette sull'esecuzione operativa e non ha poteri di spesa.
[00:12:30] Speaker A: E lo stesso vale per l'RLS, il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, immagino?
[00:12:35] Speaker B: Corretto. L'RLS ha funzioni di controllo e consultazione, ma non operative.
[00:12:40] Speaker A: Però, leggendo i documenti, c'è una figura operativa che secondo me è il vero colpo di scena di questa storia. Parlo del preposto. O meglio, del preposto di fatto.
[00:12:51] Speaker B: Ah, la figura più insidiosa e affascinante di tutte.
[00:12:54] Speaker A: È un concetto che porta la responsabilità penale giù dai piani alti, direttamente tra i banchi del laboratorio.
[00:13:01] Speaker B: Il preposto è l'anello di congiunzione tra la teoria e la pratica, sovrintende l'attività e garantisce che le regole vengano eseguite dai sottoposti.
[00:13:10] Speaker A: E qui c'è il trucco.
[00:13:11] Speaker B: Il principio rivoluzionario è che nell'ordinamento italiano non serve una nomina ufficiale, un contratto o una firma del rettore. La legge applica il principio di effettività.
[00:13:21] Speaker A: Ed è qui che voglio usare un'analogia di vita reale, perché chi frequenta l'università deve capire questa cosa.
Immagina di organizzare una cena improvvisata a casa tua.
[00:13:30] Speaker B: Vai con la cena.
[00:13:31] Speaker A: Non hai spedito inviti formali, gli amici si presentano alla porta e basta. Ma tu li fai entrare, gestisci i fornelli, decidi i piatti.
[00:13:39] Speaker B: di rigoli operazioni in cucina.
[00:13:41] Speaker A: Esatto. Se a fine serata qualcuna finisce all'ospedale intossicato dal pesce che hai servito, la responsabilità è tua.
[00:13:47] Speaker B: Ovvio!
[00:13:48] Speaker A: Non puoi difenderti dicendo, ma io non sono un ristoratore professionista, non avevamo un contratto per questa cena.
[00:13:55] Speaker B: La cosa affascinante in questo caso è che l'analogia cattura perfettamente la razza della legge.
La giurisprudenza guarda alla sostanza delle azioni, non alla burocrazia.
[00:14:05] Speaker A: Stavi dirigendo l'attività, quindi ne rispondi.
[00:14:07] Speaker B: Esatto.
Applichiamolo all'università. Un ricercatore anziano o un docente deve correre a una conferenza, affida un tesista alla supervisione di una centrifuga, dicendogli come fermarla se vibra troppo.
[00:14:20] Speaker A: Un'indicazione operativa?
[00:14:22] Speaker B: In quel preciso istante, solo per aver impartito un ordine, quel ricercatore diventa un preposto di fatto.
[00:14:28] Speaker A: E se il tesista si fa male?
[00:14:29] Speaker B: Se si fa male perché il guasto è la prevedibile o non indossava i guanti, il ricercatore risponde penalmente per umessa vigilanza.
[00:14:37] Speaker A: Questa è un'implicazione pesantissima.
Significa che il potere e la responsabilità sono indissolubilmente legati.
Non puoi trincerarti dietro la gerarchia o l'assenza di un incarico scritto.
[00:14:49] Speaker B: È un meccanismo geniale se ci pensi. Chi esercita il potere tecnico si assume il rischio penale. E se rifiuti questa responsabilità?
[00:14:57] Speaker A: Cosa succede?
[00:14:58] Speaker B: La conseguenza è drastica. Non puoi dirigere alcuna attività in laboratorio.
Non esiste l'opzione «faccio ricerca, ma della sicurezza se ne occupano gli altri».
[00:15:06] Speaker A: È un sistema che non tollera le zone grigie. E per blindare tutto, i decreti hanno anche allargato enormemente la definizione di «lavoratore». Giusto?
[00:15:15] Speaker B: Moltissimo.
Perché in un dipartimento, le persone con un vero contratto a tempo indeterminato sono una minima parte.
[00:15:23] Speaker A: Ci sono migliaia di studenti.
[00:15:26] Speaker B: Infatti, la normativa estende lo scudo legale a una platea vastissima. Studenti, dottorandi, borsisti, tesisti, tirocinanti.
[00:15:35] Speaker A: Anche se non prendono uno stipendio?
[00:15:37] Speaker B: Anche se non percepiscono un euro.
Nel momento in cui accedono a un laboratorio o a un cantiere archeologico e sono esposti agli stessi rischi di un dipendente, diventano lavoratori a tutti gli effetti, da vent'anni.
[00:15:49] Speaker A: Quindi, cosa significa tutto questo? Analizzando il materiale, la vera rivelazione è che la sicurezza è un ecosistema di vasi comunicanti.
[00:15:58] Speaker B: Una definizione perfetta.
[00:16:00] Speaker A: Se lo studente fuorisede non capisce il rischio, il sistema fallisce.
Se il preposto di fatto finge di non vedere un errore, il sistema fallisce. Se il rettore non sblocca i fondi, fallisce tutto.
[00:16:15] Speaker B: La partecipazione equilibrata richiede che nessuno si volti dall'altra parte.
È una manutenzione culturale continua, quotidiana.
[00:16:23] Speaker A: E proprio su questo sforzo cognitivo, prima di chiudere, voglio lanciare un ultimo spunto a chi segue questa analisi. Una cosa che mi ha colpito molto.
[00:16:32] Speaker B: Dimmi tutto.
[00:16:33] Speaker A: Abbiamo passato l'intero tempo a sezionare una macchina creata per proteggere l'integrità fisica in mezzo a solventi chimici e muri pericolanti. Eppure, nell'indice del manuale, c'è un accenno rapido a un rischio diverso, la valutazione del rischio da stress-lavoro correlato, OSLC.
[00:16:51] Speaker B: Ha un tema enorme e tagliente nel mondo accademico moderno.
[00:16:56] Speaker A: Esatto.
Pensiamo a come è cambiata l'università. Precariato cronico per i ricercatori, la pressione schiacciante per pubblicare, il publisher perish, la competizione feroce per i fondi.
[00:17:07] Speaker B: Tutti fattori di stress pesantissimi.
[00:17:10] Speaker A: Se il testo unico è nato decenni fa per salvare il lavoratore dal tetto che crolla, io mi chiedo, l'università del futuro è pronta a gestire i rischi mentali?
[00:17:20] Speaker B: È una bella domanda.
Valutare la stabilità di un muro segue le leggi della fisica, ma mappare il burnout, lo sfinimento psicologico, dà anni di contratti a termine. Richiede parametri completamente diversi.
[00:17:32] Speaker A: E ci si chiede se questa complessa macchina partecipativa avrà gli strumenti e i fondi per proteggere le menti con la stessa forza con cui oggi protegge i corpi, se ci sono voluti decenni per capire di chi è la colpa se esplode una centrifuga.
[00:17:46] Speaker B: Quanto ci vorrò per stabilire chi risponde del cedimento psicologico di un giovane ricercatore.
[00:17:51] Speaker A: È un'idea profonda su cui si potrebbe riflettere a lungo, molto oltre la chiusura di quest'analisi.
La sicurezza non è mai solo un modulo da firmare.
Alla prossima esplorazione. E continuate a farvi domande.
[00:18:05] Speaker B: Alla prossima. A presto.
[00:18:16] Speaker A: Avete ascoltato Sicuro in Ateneo, un progetto di Unigio Radio. L'idea e la voce sono di Stefano Boero, perché la sicurezza è una responsabilità condivisa ed è il lavoro più importante che abbiamo.
Al prossimo episodio!